Analisi Psicologica della miniserie Apple Cider Vinegar (Netflix)

Se c’è una cosa che Apple Cider Vinegar ci insegna, è che la realtà e la finzione, nel mondo digitale, si confondono molto più facilmente di quanto pensiamo. La serie racconta la storia di Belle Gibson, l’influencer australiana che ha ingannato il mondo fingendo di avere un cancro e di essere guarita grazie a uno stile di vita sano e rimedi naturali.
Ma al di là della cronaca, Apple Cider Vinegar ci mette di fronte a domande importanti: perché qualcuno dovrebbe inventarsi una malattia? Perché così tante persone ci hanno creduto? E cosa succede quando la verità viene a galla? Vediamolo insieme.
Il bisogno di attenzione a ogni costo
Il personaggio di Belle è incredibilmente affascinante dal punto di vista psicologico. Non è solo una truffatrice, è molto di più: è una persona con un disperato bisogno di attenzione, riconoscimento e affetto.
Ci sono diversi tratti che emergono nel suo comportamento:
• L’ossessione per l’ammirazione: Belle non vuole solo essere famosa, vuole essere amata, seguita, vista come un’eroina.
• La capacità di drammatizzare ogni cosa: Ogni sua dichiarazione è emotivamente carica, studiata per colpire nel profondo chi la ascolta.
• La difficoltà a fermarsi: Anche quando iniziano a smascherarla, Belle non si tira indietro. Continua a mentire, a giustificarsi, come se la sua stessa identità dipendesse dalla sua bugia.
Molti esperti parlano della Sindrome di Münchausen, un disturbo che porta una persona a fingere (o addirittura provocarsi) malattie per attirare attenzioni. Ma in Belle Gibson c’è anche qualcosa di più sottile: sembra davvero aver bisogno di credere alla sua stessa bugia. Questo è un classico esempio di dissonanza cognitiva: quando una menzogna diventa troppo grande, smettere di raccontarla significa distruggere l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.

Perché le persone ci hanno creduto?
Se Belle Gibson ha avuto successo, non è solo merito suo. Il suo pubblico l’ha accolta a braccia aperte, l’ha sostenuta, l’ha trasformata in un’icona del benessere alternativo. E qui entra in gioco un altro aspetto psicologico molto interessante: perché la gente è così incline a credere a certe storie?
Ecco alcuni motivi:
• La speranza gioca brutti scherzi: Le persone malate o con familiari affetti da malattie gravi cercano disperatamente una soluzione. Se qualcuno offre loro una storia di guarigione miracolosa, vogliono crederci.
• Il potere del carisma: Belle è giovane, carina, convincente. Non sembra una truffatrice, anzi, sembra una persona autentica, che parla con il cuore.
• Il bias di conferma: Chi già crede nei rimedi naturali tende a ignorare tutto ciò che dice il contrario. Se un medico smentisce Belle, il problema non è lei, è il medico.
In un certo senso, Belle ha semplicemente dato al suo pubblico quello che voleva sentire. E quando una bugia si diffonde sui social media, diventa realtà per chi ci crede.
Quando la menzogna diventa più grande della persona
Un altro aspetto incredibile della storia è come Belle sia rimasta intrappolata nella sua stessa creazione. All’inizio, probabilmente, pensava solo di ottenere un po’ di attenzione. Poi il suo seguito è cresciuto, è arrivato il successo, le collaborazioni, i soldi.
A quel punto, tornare indietro non era più possibile. Come ammettere di aver mentito quando il mondo intero ti vede come un simbolo di speranza?
La serie mostra molto bene questo lato della sua personalità: Belle sembra quasi convinta della sua versione della storia. Anche di fronte alle prove, continua a negare, a cercare di salvarsi. Questo è un meccanismo molto comune nelle persone che costruiscono identità fittizie: più la menzogna cresce, più diventa difficile separarla dalla realtà.
Le vittime dimenticate: chi ha pagato il prezzo della bugia?
Dietro la storia di Belle c’è un’altra storia, meno spettacolare, ma molto più dolorosa: quella delle persone che l’hanno seguita. Molti hanno abbandonato cure mediche affidandosi ai suoi consigli. Alcuni hanno speso soldi per la sua app e i suoi libri, convinti che la sua storia fosse vera.
Quando la verità è venuta fuori, il danno era già fatto. E il problema è che la disinformazione in ambito medico non è solo una truffa, è un pericolo per la salute pubblica.
La serie ci mette davanti a questa realtà senza filtri: credere a certe bugie non è solo un errore, può costare vite.

Alla fine, Apple Cider Vinegar non è solo la storia di una truffa, ma una riflessione sulla nostra società.
Viviamo in un mondo dove le storie contano più dei fatti, dove la narrazione è più importante della verità. I social media amplificano questo fenomeno: chiunque può diventare un guru, un esperto, un’icona, anche senza competenze reali.
Questa serie ci invita a fare attenzione a ciò che crediamo, a sviluppare un pensiero critico, a non lasciarci ingannare da chi usa la nostra speranza per i propri interessi.
E soprattutto, ci ricorda che la realtà è più complessa di quanto un post su Instagram voglia farci credere.